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18.4.10

In un giorno di pioggia

Immagino un pomeriggio simile. 
Io te una coperta un divano rosso scolorito una lucina stentata 
un libro un vecchio cubo una televisione scassata.

Sperando che ci siano altre domeniche, altri pomeriggi, altra pioggia per stare insieme, n00bina.

9.4.10

Studere/Parare

Mi hanno sempre detto che sarei il migliore, se solo mi applicassi.
Quanti professori, maestri, istitutori ed allenatori ho fatto dannare.
Elencare i loro nomi mi sembra assurdo e folle, perciò non lo farò.

Non sò spiegare il perché ma, in fondo, credo che il segreto sia nelle parole.
Nella lotta tra lo studiare e l'imparare.
(Citando il sito Etimo) Il primo verbo deriva dal latino studere studiare, prop. sollecitare, sforzarsi di fare, che gli etimologisti ritengono sia detto per spudere e comparano con il greco speydein affrettarsi, adoperarsi, ingegnarsi, tentare. 
Ergo lo studio necessita uno sforzo, un consumo di energia per esser compiuto. L'odio per lo studio nasce nel momento in cui questo sforzo è perpetuato e non ripagato.
Ciò non toglie che studiare sia innaturale. Studiamo per imparare a camminare o a parlare? No, perché queste sono abilità peculiari insite nell'uomo e che si trasmettono da ogni simile.
Si può, anzi si deve, studiare la matematica: far di conto è una caratteristica che può essere acquisita solo attraverso l'applicazione. D'altronde, comprese la basi matematiche, è possibile avvicinarsi alla fisica ed alle scienze, osservando la natura e ricongiungendosi all'imparare.

Questo secondo termine risale, piuttosto, al latino parare apparecchiare, apprestare, procacciare e indi acquistare. L'acquisizione della parola, della coscienza e del moto sono fenomeni che richiedono l'apprendimento con l'intelletto derivante dall'abitudine, dall'osservazione e dalla riflessione. Imparare è semplice, poiché l'uomo è naturalmente spinto a farlo dalla propria curiositas che nasce solo nell'otium, nell'assenza di cose da fare.

Principale scopo della scuola dev'essere, secondo me, fornire gli strumenti per comprendere ed applicare lo studiare, naturalizzandolo e rendendolo imparare. Un semplice esempio conclusivo: se avete letto una poesia di Giacomo Leopardi e poi avete deciso di leggerne un'altra, poi un'altra ancora ed infine siete passati ad un autore straniero, avete ricercato informazioni su alcuni classici e ecceteraecceteraeccetera avete imparato ed i vostri professori & maestri non solo hanno compiuto il loro lavoro, ma andranno fieri di voi.

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare. 

18.3.10

Ciò di cui...

...c'è veramente bisogno è qualcosa di nuovo. L'attuale generazione ha bisogno di una devastazione che superi l'apatia dietro cui ci stiamo nascondendo.

La vittoria del consumismo, di cui siamo (in?)consapevoli vittime, è facilmente giustificabile riflettendo sui cambiamenti accaduti nell'ultimo secolo. Il '900 ed i suoi clamorosi eventi hanno ricoperto un ruolo fondamentale nell'evoluzione umana, nella psiche dei nostri educatori (nonni, genitori e professori) e le sue ombre ci hanno condotto sino ad oggi, malgrado una profonda schizofrenia psicologica mondiale.

Alla disperata ricerca di "novità" o, per meglio dire, di terre promesse, l'attuale generazione - i nati a partire dalla metà degli anni '80 fino ai primi anni del 2000 - è costantemente affascinata da miti ed idee già destinati al fallimento. Non è un caso che la tragedia, gli antieroi e l'inesistenza della verità siano i temi principali della letteratura (con questo termine intendo non solo la prosa e la poesia, ma le arti in generale, includendovi anche il fumetto ed il videogioco) che affiancano il trio Sesso, Morte e Ricchezza - presente in ogni periodo di crisi o cambiamento, come evidenzia Petronio nel "Satyricon " o Aristofane nella "Lisistrata".

Purtroppo il fallimento della Vera Rivoluzione, quella nata negli anni '60 e stroncata, secondo Hunter S. Thompson, quando Muhammad Alì/Classius Clay fu sconfitto da Joe Frazier nel 1971. A partire da quel momento, possiamo dire che gli ideali siano stati traditi. Il vuoto che ci attanaglia è descrivibile, secondo me, solo leggendo Cent'anni di solitudine di
Gabriel García Márquez - soffermandosi sull'exicipit del romanzo.

Quella che viene definitiva depravazione e crisi è, in realtà, il risultato dei gravi errori dei nostri predecessori e della mancanza del parricidio edipeo. Eppure anche noi siamo stati accecati: come temeva Stanley Kubrick, la nostra cecità nasce di fronte alla continua esposizione, indesiderata e non ricercata, al male. Attraverso i media, che fino all'avvento di internet sono definibili solo passivi o mediopassivi, siamo stati presenti di fronte a calamità di ogni genere. Il risultato? Siamo abituati.

Arancia Meccanica, se uscisse oggi, sarebbe un gigantesco fiasco: la realtà ha superato di gran lunga la sua raffigurazione. L'ennesimo pezzo di secolo che, come il muro di Berlino, crolla.

Come uscire da questa spirale?
Questa è la domanda e la risposta...la risposta è ciò di cui abbiamo bisogno.

11.3.10

Ninnananna

Stasera non vi tedierò con le mie riflessioni sulla vita, l'universo ed il suo significato.
Non parlerò, come sono solito fare, di argomenti senza senso o troppo pedanti.
Non vi annoierò con exempla tratti dalla mia personale esperienza. Dirò solo che oggi, anzi ieri 10 marzo 2010, ho vissuto davvero.
 
Ringrazio coloro che hanno contribuito. Vi sarà occasione di narrare, qui o in altri luoghi, della loro importanza.

Ma è tardi, per quattro giorni non ci sarò. Non mi resta che augurarvi una buonanotte.





Camminavo vicino alle rive del fiume
nella brezza fresca
degli ultimi giorni d'inverno
e nell'aria andava una vecchia canzone
e la marea danzava correndo verso il mare
A volte i viaggiatori si fermano stanchi
e riposano un poco
in compagnia di qualche straniero
chissà dove ti addormenterai stasera
e chissà come ascolterai questa canzone
Forse ti stai cullando al suono di un treno,
inseguendo il ragazzo gitano
con lo zaino sotto il violino
e se sei persa
in qualche fredda terra straniera
ti mando una ninnananna
per sentirti più vicina
Un giorno, guidati da stelle sicure
ci ritroveremo
in qualche ancgolo di mondo lontano,
nei bassifondi, tra i musicisti e gli sbandati
o sui sentieri dove corrono le fate
E prego qualche Dio dei viaggiatori
che tu abbia due soldi in tasca
da spendere stasera
e qualcuno nel letto
per scaldare via l'inverno
e un angelo bianco
seduto vicino alla finestra.

4.3.10

Questione di Nero

Cala la notte sulla città. Il nostro eroe è vittima dei sintomi della stanchezza ma il sonno, quello gli manca.

Twit-twit dice l'uccellino: "GeekAgend follow you". Un messaggio interessante.

Ma Oneiros, io invoco te e la sublime morte apparente: domani, come sole nuovo, dovrò svegliarmi.

Corrente alternata dà vita ai miei comunicatori. Li spegno ed è subito la fine.